La Revisione della Direttiva Quadro Rifiuti UE (2023-2024), integrata dalla Strategia per i Tessili Circolari, impone dal 2025 ai produttori, importatori, retailer e piattaforme e-commerce di abbigliamento, moda e tessili per la casa di coprire integralmente i costi di gestione dei rifiuti tessili. Questo si basa sul principio “chi inquina paga”, con obbligo di raccolta separata già in vigore in Italia dal 2022 (DLgs 116/2020).
Meccanismi e obblighi principali
- Eco-fee eco-modulata: I contributi variano in base a parametri ambientali come durata del prodotto, riparabilità, contenuto di riciclato e assenza di sostanze pericolose, incentivando design sostenibili e circolari.
- Gestione dei rifiuti: I tessili raccolti separatamente confluiscono in circuiti di riuso (donazione/vendita), riciclo meccanico/chimico o termovalorizzazione, finanziati dai consorzi EPR.
Impatto sulle imprese e consumatori
Tutte le aziende del comparto sono coinvolte, con l’eco-fee che si riflette sul prezzo finale per il consumatore. L’obiettivo è potenziare infrastrutture, innovazione e tracciabilità, riducendo l’impatto ambientale.
In Italia, la normativa EPR è in fase di consultazione per l’attuazione consortile. La prossima entrata in vigore dell’EPR segna un passaggio cruciale per il settore tessile–moda.
Laura D’Aprile, direttrice del Dipartimento per la Transizione Ecologica del Ministero dell’Ambiente ha dichiarato: “Lo schema di regolamento è già stato sottoposto alle associazioni di settore e concertato col ministero delle Imprese ed è nella fase di ultima revisione da parte degli uffici legislativi.
Oggi nel settore c’è una criticità perché viene raccolto solo il 12% di ciò che viene immesso al consumo. Occorre sviluppare una rete di raccolta tenendo conto dei fabbisogni della filiera del riciclo e del riuso”.